mercoledì 23 novembre 2011

Yoga classico


Si considerano gli Yogasûtra di Patañjali, il testo teorico filosofico per eccellenza dello yoga, Patañjali ha codificato lo Yoga da questo punto di vista, però, in realtà, a guardarlo bene nel suo complesso, è evidentemente un testo che privilegia la pratica.
Satyananda commenta gli Yogasûtra con il libro “I IV capitoli sulla libertà”, edito solo in inglese, e traduce il titolo così: “E adesso le istruzioni sullo Yoga”.Lo  "Yogasûtra di Patanjali" è il testo dello Yoga che espone lo Yoga filosofico, classico.
Il Râja-yoga detto anche ashtânga-yoga, Yoga degli otto membri, degli otto gradini.
Yoga degli otto membri:
I gradino = Yama;
II gradino = Niyama;
(I primi due gradini sono precetti morali)
III gradino = Âsana;
IV gradino = Prânâyâma, controllo del respiro;
V gradino = Pratyâhâra, il ritiro dei sensi, il ritiro verso l’interno;
VI gradino = Dhâranâ, la concentrazione;
VII gradino = Dhyâna, la meditazione;
VIII gradino = Samâdhi, “enstàsi” yoghica.
La tradizione li divide in due parti, distingue uno Yoga più terreno, che comprende i primi cinque gradini, bahir-anga (membri esterni).
Gli ultimi tre gradini sono tradizionalmente considerati antar-anga, lo Yoga interno, più sottile.
Gli antar-anga considerati nel loro insieme sono anche chiamati samyama


un passo tratto da Sivananda, Concentrazione e Meditazione:
I tre gradi superiori costituiscono lo Yoga propriamente detto, gli altri cinque gradi non sono altro che degli accessori esterni. Allo studio della conoscenza si giunge con la realizzazione dello stato di samyama. Il samyama è per lo yogin un’arma potente. Come l’arciere si esercita nel tiro prima sui bersagli più grandi e poi via via scende ai tiri più difficili, lo yogin pratica il samyama prima su dei soggetti corporei tangibili, e poi passa alle cose più sottili, più raffinate. Si esercita a lungo e sale sulla scala dello Yoga gradino per gradino.
Poi, sempre riferendosi al III capitolo degli Yogasûtra ricorda tutto quello che è possibile conquistare, secondo la tradizione, con la pratica del samyama e continua:
Praticando il samyama sul sole si acquista la conoscenza dei mondi, praticandolo sulla luna la conoscenza dei cieli stellati. Il samyama sulla stella polare permette di conoscere il movimento delle stelle. Applicandolo alla forza degli elefanti si conquista il loro vigore. Facendo samyama sul carattere degli altri si arriva alla comprensione della loro mente, dirigendolo sulla relazione tra l’udito e l’etere si ha l’audizione divina, cercando il nesso esistente tra corpo ed etere lo yogin diventa leggero come un batuffolo di cotone e acquista il potere di spostarsi nell’aria. Orientando il samyama verso la percezione diretta delle impressioni subcoscienti della mente (samskâra) si possono vedere le proprie vite anteriori.
Qui si riferisce al III capitolo di Patañjali, il capitolo delle siddhi.
Da qui si comprende la potenza che tradizionalmente viene attribuita a questa parte dello Yoga.


Pratica di Yoga-nidrâ
Essendo Yoga-nidrâ una tecnica che si pone nell’immobilità del corpo assoluta è importante poter sciogliere il corpo prima, perché altrimenti si possono creare delle tensioni, nonostante sia una posizione di rilassamento.
Dopo questo riscaldamento ricercare la posizione di shavâsana, sistemare con molta attenzione i vestiti, la coperta, in modo da poter riuscire a rimanere confortevoli per tutta la durata della pratica.
Nella posizione di shavâsana il corpo è diritto, la testa allineata, le gambe leggermente divaricate, i talloni all’interno, le braccia appena separate dal corpo, i palmi delle mani rivolti verso l’alto.
Nella pratica di Yoga-nidrâ non dovrebbe esserci alcun movimento fisico, gli occhi sono chiusi e rimangono chiusi per tutta la durata della pratica.

Quando il rilassamento diventa profondo potrà venire sonno, ma bisogna cercare di rimanere completamente svegli, se vengono dei pensieri a disturbare non preoccupatevi, continuate con la pratica.
Sviluppate adesso la coscienza del vostro corpo fisico dalla testa alla punta dei piedi e dite mentalmente “OM”.
In questo momento prendete la vostra risoluzione, una risoluzione molto semplice e ripetetela per tre volte.
Così come voi preparate la terra e seminate un seme, nello stesso modo, adesso, voi seminate una risoluzione.
La risoluzione che prendete durante Yoga-nidrâ si avvererà sicuramente nella vostra vita. Dopo che avete espresso la vostra risoluzione, ritornate alla coscienza del corpo fisico, dell’intero corpo fisico dalla testa alla punta dei piedi.
Rotazione della coscienza attraverso le diverse parti del corpo: ripetete il nome delle varie parti nella vostra mente, cercate di sviluppare la consapevolezza delle varie parti del corpo, solo per un momento, non a lungo.
Si ricorda il principio della gradualità quando si propone una pratica di rilassamento a principianti, a persone che non hanno familiarità con il rilassamento profondo. E’ importante partire con rilassamenti delicati e gradualmente entrare nella profondità.
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Mantenendo gli occhi chiusi riprendete gradualmente il tono muscolare del corpo con piccoli movimenti e quando vi sentirete pronti vi riporterete gradualmente nella posizione seduta.
La pratica di Yoga-nidrâ è così terminata.

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